La relazione del Segretario Luigi Giacalone alla Assemblea Elettiva Provinciale CNA del 3 Giugno 2017

Cari Amici,

questa assemblea elettiva si svolge in un momento particolarmente delicato che attraversa l’intero pianeta. Si pensi a quanti beni e servizi ai quali ci si affida oggi non si potevano trovare un secolo fa.  E si chiami questa situazione “divario di secolo”.

In alternativa si immagini di essere costretti a vivere come un tipico cittadino di una nazione sottosviluppata di oggi. E si chiami questa situazione “divario di sviluppo”.

Per esempio, in Africa il reddito medio è inferiore ai 2.000 dollari all’anno a persona, mentre negli Stati Uniti è superiore a 30.000

Anche in nazioni in rapida crescita come l’India a centinaia di migliaia di persone mancano molte cose che noi occidentali diamo per scontate, come una linea elettrica affidabile o l’acqua potabile.

Il DIVARIO DI SECOLO e quello DI SVILUPPO non sono mai stati così grandi quanto lo sono oggi.

Il divario di sviluppo, in particolare, è una delle questioni economiche più pressanti della nostra epoca. Queste diversità riflettono passività nascoste:

le società restano frenate dalla corruzione governativa, dalla resistenza all’innovazione e dall’abitudine di premiare coloro che espropriano ricchezza molto di più di quelli che la creano.

Le istituzioni sono per l’economia ciò che un sistema operativo è per un computer.

Un ambiente istituzionale mal costruito o instabile ostacolerà la performance economica.

Le dimensioni di queste passività sono sconcertanti. Uno studio condotto dalla Banca Mondiale stima che il cittadino medio di molte nazioni avanzate possiede più di 400.000 dollari di capitale netto intangibile. Al contempo, il capitale netto intangibile di persone che vivono nelle nazioni più povere e mal governate del mondo è negativo.

Le loro istituzioni sociali e politiche sono come dei software contenenti virus che sarebbe più produttivo non avere affatto nel computer. In questi paesi la produttività è assai lontana dal potenziale rappresentato dai tradizionali fattori della produzione: terra, lavoro e capitale.

Dall’altra parte nell’occidente più sviluppato, non si vive più in questo tipo di economia.

Piuttosto lavoriamo in uffici silenziosi situati su terra il cui valore non ha nulla a che vedere con la sua fertilità agricola, svolgendo mansioni altamente specializzate e diversificate.

Prevalgono le forze positive della creatività, dell’innovazione e dei progressi tecnologici.

Pensate al processo dinamico che porta a nuovi prodotti farmaceutici, ai telefoni cellulari, ai servizi d’informazione basati su INTERNET, ai sistemi logistici computerizzati che riempiono i magazzini di mercanzie poco costose e alle innovazioni finanziarie che consentono l’accesso al credito a un numero maggiore di persone. Non dobbiamo sottovalutare, però, le forze negative che possono fermare le economie: la cattiva gestione della cosa pubblica, le pratiche sociali controproducenti e i diversi modi di prendere la ricchezza anziché CREARLA.

Anche perché mentre fino ad alcuni decenni fa il mercato era un meccanismo con il quale allocare un dato ammontare di risorse, oggi il mercato è un meccanismo per stimolare e filtrare l’innovazione. Gli imprenditori sono il cuore dell’economia e pompano innovazione attraverso il sistema. Grandi apparati burocratici, invece, sia che appartengano a privati si che siano pubblici, sono più simili al colesterolo, nel senso che inibiscono al circolazione di nuovi prodotti e nuovi metodi.

L’economia prima si basava sulla formula: “bisogni illimitati ma risorse limitate”.

Oggi invece dobbiamo fare i conti con “l’abbondanza” che nasce dal progresso tecnico.

Solamente 200 anni fa, più della metà degli americani lavorava nell’agricoltura, oggi la cifra è scesa a meno del 2% e l’economia si basava sul vantaggio competitivo.

Oggi, invece, è più efficiente mandare le camicie in lavanderia e non stirarle da sé, ma avete mai pensato dei tessuti che non vanno mai stirati? Grazie al progresso tecnologico oggi molte camicie non vanno più stirate. Forse fra altri dieci o vent’anni non dovranno nemmeno essere lavate.

Visto il probabile progresso delle nanotecnologie, esistono buone possibilità che le camicie create nel 2020 siano di questo tipo.

Ecco, questo è oggi il nostro mondo, questa è la nuova economia! Costruire una automobile richiede qualcosa che va al di là delle macchine e degli operai che vediamo al lavoro in una fabbrica. Richiede ricerca, progetti, contratti, specifiche tecniche, sistemi di controllo della qualità e formazione degli operai. Inoltre, quando taluni clienti vanno da un rivenditore per acquistare un’automobile, entrambe le parti agiscono secondo un insieme di aspettative e regole di negoziazione e obblighi post-vendita.

Anche aspettativa e regole fanno parte del nuovo mercato della nuova economia.

Per capire la differenza tra ieri ed oggi si consideri per un momento se si fosse costretti a vivere come un secolo fa – si pensi a quanti beni e servizi ai quali ci si affida oggi non si potevano trovare un secolo fa.

Oggi gli imprenditori sono il “Cuore che pompa innovazione”, il ruolo importante degli imprenditori è quello di superare la resistenza ai cambiamenti. Le resistenze provengono dalle burocrazie, dove le nuove idee vengono abbattute da coloro che si sentono minacciati o semplicemente confusi dal pensiero innovativo. Ecco perché è più che mai significativo lo slogan varato da C.N.A. Nazionale per le nostre Assemblee Elettive: Connessi al Cambiamento.

La crescita economica, infatti, è accompagnata da profondi cambiamenti.

È convinzione della maggior parte di economisti che l’innovazione non nasce in un’economia debole la quale probabilmente genera protezionismo, monopoli e strategie difensive.

Un mercato del lavoro debole fa lo stesso effetto, quello di alimentare politiche restrittive.

Amici io credo fortemente nella piena occupazione e nella piena utilizzazione delle capacità.

Ma questo non è qualcosa che avviene automaticamente, come ottenerlo senza inflazione non è cosa ovvia, ma lasciare che l’economia si trascini non è una soluzione come non lo è l’uscita dall’Europa che rappresenta una mercato di 500 milioni di persone.

Pensare di poter competere in un mercato globale, spesso caratterizzato da tempeste finanziarie, da soli, è una follia e porterebbe sicuramente al fallimento.

Semmai c’è bisogno di più  Europa, Europa di popoli, legata ai bisogni delle persone e non subordinata agli interessi delle lobby.

Anche il nostro paese deve ammodernarsi, superare le inefficienze, puntare a una maggiore semplificazione amministrativa, ridurre la tassazione ed i controlli.

Infatti, tra controlli fiscali, obblighi amministrativi, prescrizioni sulla sicurezza e altri adempimenti, le nostre imprese possono essere soggette fino a 111 controlli l’anno da parte di 15 diversi istituti, agenzie ed enti pubblici.

 

Potenziali ispezioni:

1) ambiente e sicurezza del lavoro

2) Fisco

3) Contrattualistica

4) Amministrativista

 

Possono intervenire per citarne alcuni: guardia di finanza, ispettori del lavoro, capitaneria di porto, polizia municipale, NAS, vigili del fuoco, ASL-INAIL, Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente. A loro spetta il compito di stabilire chi sono i buoni e chi i cattivi.

La società italiana scivola verso il basso, spinta dalla crisi che dal 2008 ha investito l’economia globale e nazionale. Non è tanto e solo l’andamento dei redditi e del mercato del lavoro a rivelarlo. Il problema è che al di là della condizione misurata dalle statistiche socioeconomiche, il declino ha colpito la percezione: ha cioè modificato sensibilmente il modo di guardare la realtà intorno a noi e di rappresentare, anzitutto, noi stessi.

Come si è detto in altre occasioni, l’ascensore sociale, in Italia, si è bloccato. La maggioranza degli italiani si sentono trascinati verso il basso. Ma la percezione delle cose e di noi stessi è difficile da modificare, molto più della realtà stessa.

Perché ci vuole tempo prima di credere che il lavoro e il reddito abbiano ripreso a crescere.

E che, di conseguenza, si possa guardare di nuovo al futuro con minore pessimismo del passato.

Malgrado l’ISTAT e l’OCSE, segnalino una ripresa della nostra economia, i consumi continuano, infatti, a stagnare. Poiché gli italiani non si fidano del futuro, del proprio futuro.

Preferiscono risparmiare, piuttosto che consumare. Per prudenza di certo, è finita l’epoca della CETOMEDIZZAZIONE, ossia la tendenza della società italiana a ridimensionare il peso dell’elite, ma soprattutto degli strati più bassi.

Oggi invece, la società italiana si è OPERAIZZATA:

infatti il 52% degli italiani si colloca nei CETI POPOLARI o nella “CLASSE OPERAIA”

mentre il 42% si sente “CETO MEDIO”, nel 2006 , dunque meno di 10 anni fa, il rapporto fra queste posizioni risultava rovesciato. Il 53% si definiva CETO MEDIO e il 40% CLASSE OPERAIA o POPOLARE.

Questa tendenza ha investito un po’ tutte le professioni e tutte le categorie come la “piccola borghesia” e in particolare i LAVORATORI AUTONOMI e i PICCOLI IMPRENDITORI.

Anche il ceto medio impiegatizio si è operaizzato, mentre è aumentato il numero degli “ESCLUSI” dal mercato del lavoro, ossia i disoccupati.

La discesa sociale degli italiani negli ultimi dieci anni quindi appare evidente nella percezione sociale creando paure ed incertezze, e che vedono il futuro con sfiducia, anche perché hanno perduto prestigio e potere.

Oggi che la crisi ha dissolto il sogno – ceto-medio

Per molti è faticoso rassegnarsi al risveglio operaio

In questo contesto  il ruolo delle P.M.I. e dell’Artigianato è fondamentale per lo sviluppo economico e produttivo:

1) anche se viviamo in un mercato globale la società non può fare a meno dell’impresa artigiana

2) il paese ancora tiene non tanto grazie alle grandi industrie ma alle P.M.I.

3) la GLOBALIZZAZIONE non può prescindere dalle peculiarità del territorio pertanto EUROPA-ITALIA-SICILIA

 

In questo contesto la nostra confederazione è stata e continua ad essere attore del cambiamento di un Italia ancora immobile ma con tanta voglia di fare. Vogliamo essere parte integrante di un cambiamento che sta effettivamente avvenendo, seppure in modo non lineare e talvolta problematico o parziale. Le cose difficili, avvengono così fra le polemiche e con tanti imprevisti sulla strada. La risposta è nelle ultime due leggi di stabilità e non solo.

Cito solo alcuni tra i più importanti risultati ottenuti

 

PRINCIPALI RISULTATI OTTENUTI DA C.N.A.

 

1) Nonostante la Cassa Pensioni Artigiani presenti un disavanzo di 58 miliardi di euro si è riusciti a non far aumentare la contribuzione previdenziale.

2) Gli Studi di Settore hanno evitato gli accertamenti fiscali da parte dell’Ufficio delle Entrate.

3) I Contratti di Lavoro sono stati mantenuti più bassi rispetto agli altri (industria-commercio).

4) IVA per Cassa: grazie a C.N.A. l’IVA si paga all’atto in cui un impresa incassa le spettanze per le proprie prestazioni.

5) Pagamento debiti Pubblica Amministrazione: il decreto sblocca i pagamenti, infatti, ha consentito alla P.A. di pagare i debiti.

6) Innalzamento delle soglie di DETRAZIONE IRPEF dal 36% al 50% e del tetto massimo di spesa da 48.000 a 96.000 euro (legge 134/2012)

7) Riduzione dei tempi di rimborso delle accise sul gasolio utilizzato dagli autotrasportatori e finanziamento del fondo.

8) RC Auto – Risarcimento diretto da parte delle Assicurazioni grazie a C.N.A. ; è stato abrogato il comma 2 art 29 del D.L. 1/2012 che non consentiva la libera scelta dell’Autoriparatore da parte dell’Automobilista.

9) Salute e Sicurezza: Il decreto 69/2013 ha stabilito l’eliminazione dell’obbligo di valutazione per le attività a basso rischio di infortuni e malattie professionali, e per i lavori e servizi la cui durata non superi i cinque uomini-giorno, eliminando importanti oneri per le imprese.

10) EQUITALIA-SERIT: il DECRETO FARE ha stabilito che l’unica abitazione del debitore non può essere espropriata da EQUITALIA, ed ha innalzato il debito da 20.000 a 120.000 euro per l’espropriazione dell’immobile diverso dall’abitazione principale.

11) Estinzione del periodo di validità del DURC da 30 giorni a 120 giorni.

12) TERZO RESPONSABILE IMPIANTO TERMICO.

Il decreto 192/2015 sostituisce il termine “persona giuridica” con l’impresa, eliminando, in tal modo la disparità di trattamento per le imprese dell’installazione di impianti regolarmente abilitate, costituite senza personalità giuridica.

13) CONTROLLI TECNICI PERIODICI DEI VEICOLI A MOTORE. È stato evitato, grazie ad una modifica della circolare comunitaria, che le imprese di autoriparazione italiane non potessero più svolgere l’attività di revisione (oltre 7.500 aziende e 21.000 addetti a rischio sopravvivenza).

14) PIANO GARANZIA GIOVANI. Grazie ad un protocollo del Ministero del Lavoro è possibile a costo zero garantire e formare i giovani, tra i 19 e 29 anni, adeguati alle imprese.

 

 

A livello regionale, il quadro è ancora più drammatico rispetto al livello nazionale

Nell’attuale crisi economica e produttiva dell’isola, infatti sono mancati risultati apprezzabili, in grado di intervenire sull’insieme dei  fattori in gioco, in funzione anticiclica.

Non si tratta di chiedere  aiuti di stato che alterino la par condicio fra i competitori economici, quanto, piuttosto, rimuovere o attenuare gli svantaggi competitivi accumulati da imprese operanti in specifici comparti o dislocate in determinate aree territoriali particolarmente svantaggiate.

Nel contesto socio economico siciliano occorrono, infatti, scelte mirate a rafforzare il potenziale di crescita delle strutture produttive operanti nel nostro territorio. Con tutto il rispetto per L.S.U. , precari, forestali, ecc.. se la Sicilia non mette al centro del proprio sviluppo l’impresa, il fallimento sarà inevitabile. Mettere al centro l’impresa significa operare scelte politiche e di governo diametralmente opposte a quelle finora attuate.

E noi cosa stiamo facendo? La risposta la dobbiamo cercare nell’Assemblea Regionale, ma sin da adesso possiamo certamente affermare che occorre rafforzare una classe dirigente regionale fatta da imprenditori capaci di dare adeguata rappresentanza al nostro comparto e di interloquire con maggiore efficacia con le istituzioni regionali. Anche noi nel nostro territorio provinciale dobbiamo fare la nostra parte. La promozione delle nostre imprese, infatti, è connessa ai nostri cambiamenti, rispetto alla qualità dei servizi e alla rappresentanza degli interessi.

Se la C.N.A.  giova alla produttività delle aziende, il nostro ruolo diventa insostituibile, in caso contrario non possiamo che rassegnarci al declino. Le perplessità maggiori, riguardano le nostre capacità finora autocriticamente ed obiettivamente, non adeguate a far funzionare in termini sia di rappresentanza che di qualità di servizi soprattutto le sedi periferiche dove non siamo presenti come C.N.A. ma come CAST.

Pertanto tra i nostri obiettivi strategici, oltre alla comunicazione, al perfezionamento della qualità dei servizi, al rafforzamento del gruppo dirigente imprenditoriale, c’è anche quello di trasformare in termine assolutamente radicali la nostra società dei servizi.

Le sedi CAST diventino un valore aggiunto del sistema C.N.A. o sarà meglio pensare ad altre forme di presenza che valuteremo negli organismi eletti.

La difficoltà di bilanciamento tra ruolo del sistema C.N.A., funzione del gruppo dirigente e presenza sul territorio attraverso il CAST non possono più continuare. Non possiamo, pertanto, nascondere più la polvere sotto il tappeto, serve un intervento organico che rafforzi sia la rappresentanza che la nostra missione.

 

Cari amici,

io mi avvio dopo una vita di successi e gratificazioni ma anche di delusioni, amarezze ed insuccessi, alla fine del mio ciclo. In ogni caso, in questi 35 anni, la C.N.A. mi ha dato la possibilità di essere un protagonista importante della vita sociale e politica del nostro territorio.

Ringrazio gli artigiani per avermi perdonato tutti gli errori che sinceramente in tutti questi anni ho commesso, ma per tali ragioni credo sia doveroso assumere un impegno:

aiutare a costruire una grande C.N.A. dove assieme all’insostituibile ruolo degli imprenditori, in questi quattro anni a venire io riesca a costruire una classe dirigente altrettanto insostituibile di giovani funzionari e professionisti che saranno il nostro lievito, indispensabile per fare il pane – le potenzialità ci sono tutti: abbiamo giovani, donne e professionisti che sicuramente fra qualche anno, possono assurgere un ruolo significativo nella nostra C.N.A. e aiutare sia le nostre imprese che la nostra senectude.

Condividi conShare on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn0
232 visite

Lascia un commento